Franco Picco, il mitico “Zio Dakar” ci svela i suoi segreti!

La Dakar 2021 ci ha fatto sognare!

In Arabia Saudita, dal 3 al 15 Gennaio 2021 si è svolta la 43° Dakar, il rally auto-motociclistico più famoso e difficile del mondo: 555 partecipanti in 321 veicoli (moto, auto, quad, ssv e camion) che hanno percorso 8.000 km, di cui 4.700 km di prove speciali, in 12 tappe tra stupendi ed affascinanti paesaggi ricchi di insidie naturali (dune, pietraie, ecc.) con solo l’aiuto del roadbook. E’ stata un’edizione emozionante. Colpi di scena giornalieri. Paesaggi surreali. Prove estenuanti. Di tutto e di più.

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Degli undici piloti italiani partiti nella categoria moto, ne sono arrivati due: Cesare Zacchetti (7° e 38° classifica generale) e Franco Picco (11° e 43° in classifica generale) che con la sua Husqvarna FR 450 Rally,  nella classe “Original by Motul” (ovvero senza assistenza esterna, solo fai-da-te!) ha emozionato gli amanti del off-road, dell’avventura e del mototurismo. Noi italiani eravamo chiusi in casa, imbruttiti ed esasperati dalla pandemia e Franco ci ha regalato un sogno: viaggiare! Ed attraverso la sua esperienza in Arabia Saudita ci ha regalato momenti appassionanti e coinvolgenti.

Chi è Franco Picco ?

Pilota motociclistico vicentino, classe 1955, campione italiano di motocross negli anni ’70, vincitore 2 volte al Rally dei Faraoni e 3 volte al Rally delle Piramidi in Egitto, secondo 2 volte alla Parigi Dakar in Africa… ed ho omesso i risultati dal 3° posto in giù. 😉 Dal 2015 è iscritto nel prestigioso albo d’oro FIM Cross-Country Rally Legend. Quest’anno ha ricevuto un’onorificenza speciale dal presidente FMI Copioli (leggetela qui) ed a Maggiora durante la gara di Euro Vintage Motocross ha ricevuto l’ingresso all’olimpo dei “Cavalieri del Cross” da FMI e FXAction Group. Con la Dakar 2021 il mitico pilota italiano è alla sua 29° partecipazione ad un rally raid ed ha dichiarato che rimarrà in attività ancora per i prossimi 10 anni!

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Ho avuto l’onore di intervistare #65TheLegend.

E’ stata una bellissima chiacchierata di un’ora circa. Ringrazio Massimo Tamburelli, addetto stampa di Franco Picco, per l’opportunità che mi ha regalato. Io vi consiglio di mettervi comodi e magari preparate pure i pop-corns con una birra fresca.

Io: Ciao Franco! Innanzitutto complimenti per la Dakar e per tutte le emozioni che ci regali con i tuoi risultati e soprattutto le tue dirette social. Ti assicuro che era disarmante ascoltare con quanta tranquillità facevi il resoconto di ogni tappa del rally raid più difficile del mondo. E a proposito di questo ti chiedo: cosa ti è piaciuto e non ti è piaciuto di questa Dakar 2021?

Franco Picco: “L’organizzazione è imponente. La gara è maestosa e super organizzata. Location e bivacchi fatti bene, belli e comodi. In negativo sono i molti chilometri di trasferimento. Ogni mattino bisognava alzarsi molto presto. Io partivo 50esimo e mi alzavo alle 4/3.45, quindi il primo doveva alzarsi alle 2.30/3! Ma la gara è impostata così e bisogna affrontarla. Ti spiego il perché: i bivacchi sono vicini all’aeroporto. In Africa l’accampamento era vicino alla fine della tappa, invece in Arabia la logistica si sposta con gli aerei e quindi i bivacchi sono vicini agli aeroporti. Come se in Italia la prova speciale è sugli Appennini ed il bivacco è a Fiumicino. Pensa che nella tappa più lunga di 820 km la speciale era di 380/400 km e tutto il resto erano km di trasferimento!

Un’altra cosa meno piacevole erano le grandi sassaie e le petraie abbastanza complicate. Tutto questo era fatto per creare difficoltà sia ai piloti che ai mezzi. Forse la gara era meno tecnica ma sicuramente più impegnativa sia per la durata che per la complessità. Non può esserci solo il bello: le dune e la sabbia! [ride] 

Collegato ai trasferimenti lunghi c’era anche il freddo! Il sole scalda e si arriva ai 25° / 30° gradi. E quando non c’era il sole, quindi al mattino e dopo la gara durante i trasferimenti c’era freddo! Anche nelle prime Dakar con la partenza da Versailles abbiamo preso neve e ghiaccio.” 

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Io: Durante le 10 ore di tappa, mentre stai affrontando una duna livello 3 o una petraia oppure durante la ricerca della traccia giusta, è fondamentale sia la concentrazione mentale che la prestanza fisica. Tu come ti prepari? Dopo i tuoi anni di esperienza, hai elaborato un allenamento specifico?”

F.P. Quest’anno la consegna del roadbook ad un quarto d’ora prima di partire ha creato problemi ai piloti. Ma non a me perché io ero già abituato a guardarlo solo prima della gara anche se veniva consegnato un giorno prima. Infatti per riposarmi di più io non sprecavo tempo a segnarlo ed evidenziarlo. Invece molti piloti sono abituati a guardare il roadbook già dal giorno prima. I team ufficiali più smaliziati riuscivano a trascriverlo in mappe satellitari per avere aiuti sulla navigazione. Quest’anno l’organizzatore David Castera che è stato un pilota e sapeva queste cose, ha deciso di consegnare il roadbook solo 15 minuti prima della partenza per far in modo che sia solo il pilota a fare tutto senza aiuti. E questo ha creato non poche difficoltà tra i piloti sia di moto che di auto.

La preparazione fisica e la concentrazione mentale sono cose importanti e servono ancora di più quando la gara è lunga. Sono due settimane di gara con 12 tappe. E sbagliare solo una tappa e soprattutto sbagliarla male rovina tutta la gara! Per fare un esempio: non so se Barreda ha saltato un rifornimento per un errore di concentrazione o altro. Lui era il pilota top, vincente dell’Honda, e in un giorno ha perso la gara e si è ritirato.

Mi chiedono in diversi come mi alleno. Ma in allenamento fai di tutto ma non ce n’è mai abbastanza! Bisogna prepararsi sia fisicamente che psicologicamente ad andare in moto. Ve lo dico apertamente io non ho niente di particolare. Potrei dirti che io ci penso tutto l’anno. Sfrutto l’esperienza. Quello che mi è capitato me lo sogno di notte sia durante la gara che anche mesi prima! Per non fare degli errori, delle dimenticanze, per preparami meglio tecnicamente ci penso molto. Dico una cavolata: mia moglie mi dice “che cavolo stai pensando?” ed io sono lì che mi concentro sulla gara. Chiamalo allenamento, chiamalo in un altro modo. Non è che ci sia “un modo di…”. Queste cose sono molto difficili da insegnare! E’ un sistema che mi viene quasi in automatico: “Io continuo a dire: io faccio quella gara lì”. 

Ieri ho fatto una gara in motocross [la Euro Vintage Motocross a Maggiora] ed è stata quasi più pericolosa [della Dakar] e mi sono accorto che vado più piano perché non è che sia il mio pane ormai. Sarà l’età ed magari il tipo di moto o cosa…

Mentre per la Dakar la preparazione e chiamiamola concentrazione mi alleno preparando le sospensioni, comprando la  moto adeguata, stando attento agli strumenti. Mi sono fatto tante serate da solo in officina con la moto: mi preparo delle cose che le monto e poi le smonto e sono tutte cose che poi mi servono! Possono sembrare maniacali o perdite di tempo, ma io lo so che sono tutte cose che mi serviranno! Ed anche questo è sempre “un pensare alla gara” e non puoi pensarci una settimana prima! Comincio 4/5 mesi prima a provare e riprovare. Quindi nell’insieme la mia preparazione è una cosa lunga ed è difficile spiegare.”

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In televisione fanno vedere questi paesaggi stupendi, e mostrano solo un riassunto brevissimo delle vostre imprese! Ed io mi chiedo ma come fanno a guardare la strada, il roadbook, a rimanere concentrati? E’ molto impegnativo mantenere questo sforzo psico-fisico per tutta la gara. 

Io continuo a dirlo: io so che a fare una gara di velocità non sono ormai più adatto. Invece alla Dakar ho la mia esperienza ed i miei anni! Forse è una gara dove è nettamente più importante l’esperienza. Un Valentino Rossi che ha un problemino sulla gara di velocità (ma non voglio dire che ormai non ce la fa più) ma su una Dakar l’esperienza gli darà nettamente un vantaggio.

Navigazione, preparazione e tattica. Io mi trovo sicuramente bene su queste gare. Me ne accorgo anch’io che ormai sono vecchio… però adesso, sembra una cavolata, sto già sistemando le magagne, per prepararmi a sopportare la prossima (Dakar) e per non avere i problemi che ho avuto quest’anno. Ci sono stati momenti che volevo mollare e non ce la facevo più. Era dura. Perché mi è mancato una certa preparazione. Ne ho parlato con un preparazione atletico in questi giorni. Effettivamente l’anno scorso non ho fatto palestra: erano chiuse. Ho fatto solo moto da cross girando in pista. Seduto sulla moto sto bene e sono tutto a posto. Invece mentre mi tolgo la maglia tutta sudata, oppure in auto e tiro la cinghia faccio dei movimenti che mi fanno male e non ho forza. Quindi per la prossima gara devo fare anche della palestra o degli allenamenti per aumentare la muscolatura della spalla, ma non nella posizione di guida della moto, ma per tutto il resto.

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Dal tuo ritorno a casa, dopo la Dakar, è stato un susseguirsi di riconoscimenti a livello nazionale ed internazionale. Una notorietà che è andata bel oltre i soliti canali dedicati agli amanti dell’off-road. Eri pronto a questa onda mediatica emotiva? Pensavi di riscuotere questo successo?

“No, assolutamente non lo pensavo. Credo che per tutti i piloti ed anche per me, sia abbastanza automatico guardare il risultato finale. Ultimamente cerchi di iscriverti ad una categoria dove ci siano meno partecipanti o speri che ci sia la over 60/65, ed ho fatto la Malle Moto [Origibal by Motul]. Pensavo di non aver fatto più di tanto in questa Dakar. Invece quando sono tornato a casa, mi sono accorto che in questo mondo moderno ho ben lavorato con il telefonino facendo le auto-interviste ed i racconti post-tappa! [ride] Infatti Massimo [Tamburelli] continuava a chiedermeli! Lui è stato l’artefice di tutto questo.

Ieri mi ha affiancato una persona che mi ha detto “Oh, mi hai fatto vivere la Dakar come 30/40 anni fa che non si vedeva e non si capiva più. Me l’hai fatta vivere. Bravo! Grazie! E complimenti!” . Da motociclista non immaginavo che l’essere arrivato sul podio 43esimo portasse queste soddisfazioni! Negli anni scorsi quando sono arrivato secondo, non ero così vittorioso: io avevo perso la gara! Mi ricordo che sono tornato a casa con le orecchie basse. Invece adesso…

Durante la Dakar Massimo mi diceva “Ci sono tot followers che ti seguono” Ed io gli rispondevo “ma sono tanti o sono pochi?” Io non me rendevo conto. L’esperienza l’avevo fatta l’anno scorso con l’Africa Race: avevo rotto il motore ed ho telefonato demoralizzato a casa “ho perso!” ed invece mi hanno rispostoVa bene, fai i video della tua esperienza!”. Ed io li facevo molto volentieri, li facevo naturalmente. E da lì è iniziato tutto. Prima di partire quest’anno mi hanno detto “mal che vada racconta quello che fai!” ed infatti avevo due telefoni perché se uno si inceppava o era scarico avevo l’altro.

ll successo è derivato da queste cose. Il mio risultato, lo capisco adesso, che sta bene a molti e piace a tanti, è: 65 anni, Dakar in Original by Motul, partiti 11 italiani, ne sono arrivati solo due… e  queste cosine tutte insieme… non ci avrei mai pensato! Sono contento. Sono felicissimo! E adesso è una festa che continua… E neanche posso cominciare a dire “basta, adesso non la faccio più!”. [ride]

Stamattina ho ricevuto un messaggio da una ragazza che mi dice “Grazie Franco, continua con il tuo sorriso mi fa star bene. Ti ringrazio” L’ho ricevuto dopo il collegamento in diretta da Maggiora. Non sto facendo risultati sportivi, ma sono soddisfazioni per quello che faccio. Finché posso continuo!

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In questi mesi ho recuperato un Aprilia ETX 350 del 1985 e ho provato a girare in golena a Po. Due volte sono uscita e due volte mi sono stesa. Per fortuna Claudio (il mio compagno) non si è arrabbiato perché non ho rotto specchi o altro. Devo dire che tutto questo entusiasmo per l’off-road è tutta ed esclusivamente colpa tua. Era giusto che tu lo sapessi. 

F.P. “[ride] Come ti ho detto prima bisogna fare esperienza. La prima volta è difficile. la seconda volta meno. Vedrai che il prossimo anno andrà meglio. [ride] Per fortuna la sabbia non graffia come l’asfalto ed i sassi. [ride]”

Ultima domanda. Il mio sito parla di viaggi in moto, tu hai girato il mondo, quindi ti chiedo quale sia il tuo luogo preferito, cioè se esiste un posto a cui sei legato da forti emozioni e perché. Visto che noi parliamo soprattutto di viaggi in Italia, ti chiedo se hai un luogo preferito anche in Italia.”

F.P. “I ricordi più belli per svariati motivi sicuramente sono collegati all’Argentina in Sud America. E’ stato il mio primo viaggio all’estero per fare motocross. Bello e comodo. Se parliamo di deserto, è bellissimo il Tenerè ma è scomodo per fare le vacanze. L’Argentina è bella in moto e per tutto il resto.

L’ Italia è bella tutta: parlare delle isole piuttosto che le Alpi e il Po, non si può. Ho girato tanto ma non ho un posto particolare. Ultimamente ho fatto le Alpi e sono bellissime. Ce n’è tanto da vedere in Italia e ogni giorno ne salta sempre fuori uno nuovo. Non ho un luogo particolare. 

Ritornando all‘Argentina, è stato il mio primo paese all’estero dove sono andato per fare motocross. Il deserto è fantastico, ma non ci puoi stare molto. L’Arabia Saudita è un posto bellissimo: sta bene economicamente ed è ben impostato. Ho bellissimi ricordi in Namibia in Sud Africa, ma è pericoloso politicamente. La mia seconda casa è l’Egitto e spero di ritornarci. E’ stata la prima esperienza di deserto. Non ci vado da 5/6 anni e mi manca tanto. “

Grazie Franco per la bellissima intervista. E’ stato un onore! Magari vengo a romperti le scatole fino a Montagnana in ETX così mi dai qualche consiglio utile per stare in piedi.

F.P. [ride]

Ci salutiamo con un bel “A presto!”.

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E’ stata un’esperienza gratificante…

…ed anche molto impegnativa per la mia scarsissima esperienza nelle interviste (soprattutto a delle leggende!?). Ma Franco Picco ha reso tutto semplice, come è lui. Un uomo che dedica la vita alla sua passione. Lui è la Dakar: intesa come avventura, viaggiare in un mondo ostile per mettersi in gioco, per sentirsi vivo. Sfidare le avversità per ritrovare sé stessi. Ogni sua parola è carica di emozioni. Ed in mezzo si percepiscono le esperienze passate e le aspettative future!

Franco Picco insegna che bisogna credere in quello che si fa fino in fondo. Bisogna farlo ogni giorno con tutto se stessi. E le gratificazioni arrivano. Magari non nel modo che si pensava, ma la tenacia e la determinazione premiano sempre. Franco Picco è la dimostrazione che non esistono le sconfitte fino a quando non ti arrendi: il suo 43° posto alla Dakar gli ha donato un trionfo inaspettato! In tutta l’intervista non parla di una nuova giovinezza ma ripete diverse volte che è vecchio ed io non li ho omessi in quanto dimostrano che lui è consapevole di quello che è. Franco Picco è un uomo vero. Senza scuse. E proprio qesto lo rende unico. In un mondo intasato di “fake news” e filtri di bellezza, credo che anche la sua genuinità abbia contribuito al suo successo.

Grazie a tutti per aver letto fino a qui! 😉

Grazie Franco Picco per quello che hai fatto e per quello che farai!!! 🙂 

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