Passo San Marco ed i bellissimi orridi bergamaschi

Gironzolando tra le vallate bergamasche

Alla scoperta delle Alpi Orobie, un territorio montano ricco di bellezze naturali e paesaggistiche. Questi luoghi offrono cultura, sport e buona cucina. E’ stato un primo approccio. Sicuramente ci saranno altri viaggi più approfonditi. 

Abbiamo affrontato le curve della Val Seriana, Val Serina, Val Brembana, Val Brembilla, Val Taleggio fino al Passo San Marco (1.992 m slm). Siamo scesi seguendo il fiume Brembo e poi risaliti per il Passo Zamba. Ed infine ridiscesi per la Val del Riso e la Val Seriana. Un itinerario di 190 km molto tortuoso e trafficato con un asfalto non sempre in ottime condizioni.

File .kml visualizza mappa allargata e clicca sui 3 puntini a dx del titolo.

IND.STRADALI andata 190 km / 5h (Google Maps)


Passo San Marco – ANDATA

Partiamo da Nembro, cittadina a 9 km da Bergamo, sita in Val Seriana. Destinazione comoda per chi arriva dall’autostrada A4. Uscita Seriate/Orio al Serio/Lovere, poi si percorre un breve tratto di tangenziale con uscita Pedrengo/Torre dei Loveri.  Subito dal centro del paese iniziano i tornanti della Val SerinaSP36, immersi nel verde. Alta presenza di ciclisti, prestate attenzione!

Dopo Selvino si sale ancora, SP28, fino ad Algua dove seguiamo la strada di fondovalle, SP27, che costeggia il torrente Ambria. Siamo circondati da un contesto naturalistico mozzafiato: l’ Orrido di Bracca. Doverosa la sosta con tante foto!

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E’ un territorio ricco di fonti d’acqua minerale e troverete diversi stabilimenti lungo il tragitto. Durante il periodo invernale, è possibile ammirare la formazione di stalattiti di ghiaccio lungo le pareti a strapiombo sulla strada.

Val Brembana e Val Taleggio

Proseguiamo con la SS470 in Val Brembana e svoltiamo a destra per Brembilla/Serina/Ubiale, SP24. Tante curve e tanto verde. Pochi paesini e distanti fra loro. Sostiamo per un caffè nel bar-pizzeria Palazz dol Miro di Peghera. Un po’ di chiacchiere in relax con i proprietari molto cordiali. Vi avverto che se siete una donna e sopratutto motorizzata la proprietaria del locale con tanta ammirazione vi farà una foto! Ringrazio ancora: questa sono io!

Riprendiamo il viaggio e ci immettiamo nella SP25 della Val Taleggio. Una valle percorsa dal torrente Enna che nel corso dei secoli ha creato una spettacolare forra della lunghezza di circa 3 chilometri, l’ Orrido della Val Taleggio.

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Denominato anche Orrido dei Serrati o di San Giovanni Bianco, è una gola lunga circa 3 km scavata dal torrente Enna nel suo tratto finale. La strada fu tracciata tra il 1902 ed il 1910 dalla Società Gas ed Elettricità di Lecco (l’odierna Enel). Lungo la strada si possono intravedere diverse centrali elettriche che alimentano in casi di emergenza le valli vicine. Il territorio è sensibile a fenomeni franosi e quindi bisogna stare sempre attenti. Vi consigliamo di procedere alla vista dell’orrido a piedi: numerose cascate (ghiacciate in inverno) e bellissimi paesaggi.

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Arriviamo a San Giovanni Bianco e svoltiamo a sinistra in direzione Passo San Marco, lungo la SS470. La strada ed è ampia e scorrevole. La salita diventa più impegnativa dopo Olmo al Brembo sia per i tornanti che per l’asfalto in condizioni pessime. Il paesaggio è piacevole: si passa da una ricca vegetazione alle vaste distese erbose dei 2.000 metri.

Arrivati a Passo San Marco

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Come ogni passo montano troviamo ad accoglierci una nutrita schiera di motociclisti. Chi arriva come noi da Bergamo e chi dalla Valtellina. Ci sono 17 gradi e si sta benissimo. Il vento soffia forte e ci gustiamo il sound dei motori che salgono fin a quassù.

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Un po’ di storia!

In località Oneta nel comune di San Giovanni Bianco trovate il Museo di Arlecchino sede del Polo culturale “Mercatorum e Priula” che promuove il territorio. Il bellissimo palazzo quattrocentesco (sede del museo) fu di proprietà dei Grataroli, nobile famiglia locale che si arricchì emigrando a Venezia. Essi abbellirono il palazzo importando lo stile veneziano attraverso i portali a tutti sesto, finestre archiacute in pietra lavorata ed un arco trilobato (unico esempio di architettura veneta in Valle Brembana).

La nascita della maschera di Arlecchino

La tradizione identifica Oneta come patria della maschera Zanni e successivamente di Arlecchino in quanto inserita nelle vicende della famiglia locale dei Grataroli e dei tanti emigrati bergamaschi a Venezia. Infatti a metà del Quattrocento, molti abitanti delle valli emigrarono a Venezia in cerca di fortuna (come gli stessi Grataroli), dando vita a una comunità attaccata alle proprie radici manifestando caratteristiche comuni che poi vennero stereotipate entrando a far parte della letteratura popolare. Così nacque la maschera dello Zanni: una figura rozza, sguaiata, tonta, dalla parlata rude e cadenzata. Con la Commedia dell’Arte, nel Cinquecento, la letteratura popolare assunse connotati più raffinati e dallo Zanni nacque la maschera di Arlecchino che ebbe un enorme successo in tutta Europa.

Una curiosità sul palazzo Grataroli

I Grataroli fecero affrescare il palazzo con pregevoli dipinti, visibili ancora oggi. Si può ammirare la rappresentazione di un torneo cavalleresco dove i Grataroli si distinguono dalla “gratarola” (una grattugia) disegnata sul loro scudo. Ed un altro affresco rappresenta un uomo con un bastone in mano accompagnato dalla scritta: “Chi no è de chortesia, non intrighi in casa mia. Se ge venes un poltron, ghe darò del mio baston”. Questa figura ricorda quella de l’Homo Sevadego diffusa nelle comunità retico – alpine. Il mito dell’uomo selvaggio è la metafora della natura, della vegetazione che nasce e che muore, degli animali che vanno in letargo e si risvegliano. L’Homo Selvadego rappresenta l’attaccamento dell’uomo alla propria terra: è un esperto pastore, un maestro d’arte casearia e delle tecniche minerarie.


Passo San Marco – RITORNO

Siamo a metà del nostro viaggio e ci aspettano tante curve. Facciamo ancora foto al bellissimo paesaggio (vedete la galleria fotografica della giornata) e poi scendiamo dal Passo San Marco, rinfrescati come si deve. Ci aspettano ore molto calde!

Percorriamo tutta la sinuosa Val Brembana, SP8SP1SS470, fino a località San Rocco dove giriamo a sinistra passando sul Fiume Brembo e saliamo verso la località Antea/Dossena, SP26, in Val Serina. Sono territori che in epoca medievale ebbero un notevole sviluppo grazie alla presenza di miniere di ferro – calamita – galena (si narra che persino Leonardo da Vinci venne a visitarle) e alla via Mercatorum (che collegava Bergamo con le sue valli) sulla quale transitavano grandi quantità di merci. Questa antica via è tuttora percorribile (a piedi), eccetto qualche tratto, e le comunità montane stanno cercando di recuperarla per riportarla al suo antico splendore.

Pranzo al Passo Zambla

Teniamo le indicazioni per Val Piano e Oltre il Colle, SP27, fino al Passo Zambla. Siamo quasi al termine del nostro viaggio e ci concediamo una bella sosta presso il ristorante vicino al passo dove vediamo altri motociclisti. Il posto è carino e comodo. In più dal tavolo si possono vedere le moto parcheggiate.

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Il pranzo abbastanza leggero ci ha soddisfatto (vedi recensione Ristorante Al Trapper). Siamo pronti a scendere. Percorriamo la SP46 nella Val del Riso fino a Ponte Nossa dove giriamo a sinistra per collegarci con la SP671 della Val Seriana. E’ una strada più trafficata in quanto siamo molto vicini a Bergamo. Le verdi curve sono già un ricordo.

Arriviamo a Nembro. Ora ci aspetta l’autostrada e tanto caldo. Siamo soddisfatti dell’itinerario bergamasco e di quello che abbiamo visto. Speriamo che le strade vengano sistemate come si deve, in quanto il loro stato è sinceramente scarso.

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